Di Filippo Timi
Con
Filippo Timi (Amleto)
Paola Fresa (Ofelia)
Lucia Mascino
Luca Pignagnoli
Marina Rocco
Regia di Filippo Timi e Stefania De Santis
Suoni, luci e scenotecnica Luca De Marinis
Organizzazione di Luca Marengo
Produzione di Santo Rocco e Garrinca
Collaborazione alla produzione del Nuovo Teatro Nuovo ArtedanzaE20 (Teatro Stabile dell'Umbria)
Un poveraccio quando esce fuori di testa si sente Re, un Re quando impazzisce che cosa si può mai immaginare di essere? Un ragazzino viziato, che probabilmente se avesse mai sbirciato nella camera dei genitori, li avrebbe trovati a fare le orge con le fattucchiere di corte e i soldati in divisa. Un ragazzino viziato che d'improvviso si sveglia nella notte, inizia a ridere e demolire il mondo, esasperando i meccanismi di potere, desiderio e brama, che regolano la natura violenta dell'uomo. Lui, il delfino del re, dalla vetta della piramide, come un giullare, pezzo per pezzo, comincia a smontare, mattone su mattone, la piramide stessa. Crollando con essa. «Ed ecco che una notte un'immagine m'arriva furente al cuore. Se io avessi coscienza del mondo
la netta percezione che tutto quello che accade è solo un'eterna ripetizione
mi verrebbe da ridere, amare con la stessa leggerezza di chi calpesta un fiore
uccidere con la stessa frivolezza
violentare con la medesima non curanza
ma
gli effetti delle azioni si imprimono nella memoria del cuore e nella carne dell'anima
ed ecco che l'abisso arriva alla gola». Di fronte alla realtà, di fronte a certi irrimediabili eventi, la morte, la perdita di un amore, il cuore e il cervello impazziscono, hanno bisogno di trovare fughe e nuove logiche per non soffrire così tanto.